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Fare comunità è la strategia vincente

Introduction

C’è una cosa che mi rattrista…anzi no, c’è una cosa che proprio mi fa arrabbiare nell’ambiente subacqueo: l’assenza di comunità. Non ho mai sentito dire da un istruttore che un suo collega è più bravo di lui (siamo tutti guru).

Addirittura è difficile sentire elogi anche di fronte ad un subacqueo ben preparato: i commenti più comuni sono “il merito non è tanto suo, l’allievo è particolarmente portato alla subacquea” oppure “l’allievo ha l’acquaticità di un pesce” o ancora “quando un allievo ha la passione è molto facile insegnare”.

Mai che sia l’istruttore ad essere bravo, mai che sia l’istruttore che si è ingegnato e ha adattato il suo metodo di insegnamento all’allievo, mai che sia l’istruttore ad essere bravo dopo tanti anni di esperienza (e di errori)

Ecco, questa invidia mal celata, questa stupida e inutile competizione tra associazioni, scuole, didattiche non può che far male alla subacquea.

Per i federali (FIPSAS) noi di PADI siamo commerciali, per FIAS (altri federali) FIPSAS si è imborghesita, per SSI i federali sono vecchi tanto quanto è vecchia PADI, per PADI gli altri sono sempre un gradino sotto visto che da sola emette il 50% delle certificazioni entry-level ed è la didattica più diffusa al mondo. CMAS gli altri nemmeno li considera incarnando il più patriottico e caratteristico degli spiriti francesi.

Se poi prendiamo le didattiche di derivazione tecnica, il gioco diventa ancora più pesante, perché se posso portare un subacqueo a 70, 80, 90 metri potrò ben insegnargli anche le abilità di base.

Eppure (stanti alcune piccole e insignificanti differenze) lo svuotamento della maschera lo si insegna tutti allo stesso modo, l’hovering è sempre hovering, che non ci si deve appoggiare al fondo per non correre il rischio di danneggiare l’ecosistema marino è cosa assodata, che il flutter kick deve utilizzare tutta la gamba e non il piegamento del ginocchio anche, che non bisogna abbondare nella zavorra è un dato di fatto.

E’ innegabile che la differenza la fa l’istruttore e che se gli incidenti subacquei sono tutto sommato pochi è sia dovuto all’alto standard di sicurezza introdotto nella nostra attività, ma anche all’adeguata preparazione che la maggior parte degli istruttore danno ai propri allievi.

Eppure questa eterna rivalità non ha fine, come se sminuendo l’altro potessi elevare me stesso e quello che faccio.

Allora proviamo a cooperare un po’ di più; ovunque nella storia dell’umanità, quando le maestranze si sono unite in corporazioni sono diventate più forti, più coese, più “potenti”.

Non abbiamo paura ad aiutare un collega in difficoltà che ha bisogno di uno spazio d’acqua in piscina, se ne abbiamo in abbondanza. Non abbiamo timore di inviare a qualcun altro di cui abbiamo stima quell’allievo che non riusciamo a seguire sperando che torni l’anno seguente, aiutiamo i negozi a vendere l’attrezzatura anziché dare indicazioni su come risparmiare pochi spiccioli su internet (o peggio ancora, comprando noi e rivendendo per un sovraprezzo irrisorio). Proviamo a sentirci comunità, proviamo ad abbandonare le manie di protagonismo, proviamo a mettere nuovamente la passione al centro dell’attenzione prendendo inspirazone da quel sentimento che ci fece decidere di divenire istruttori.